Il tonno è facile da trovare in varie forme, dal fresco fino a quello conservato ed in scatola per praticità risulta essere anche mediamente più alla portata e disponibile in varie condizioni, in una nazione come quella italiana, in buona continuazione per tutto l’anno. Rientra tra le forme più apprezzate non solo dagli italiani.
Ma il tonno è anche un vero e proprio “tesoro” dal punto di vista degli elementi da integrare con regolarità nella propria dieta, con diversi elementi che lo rendono estremamente consigliabile da integrare con una buona frequenza, in particolare nella variante fresca ma da non disdegnare anche in quella legata all’apparato conservato.
Può integrarsi anche con la dieta degli sportivi essendo il tonno estremamente ricco di proteine e svariati altri elementi anche in grado di fortificare il sistema immunitario. Quali sono le principali doti del tonno nell’alimentazione umana, e quanto spesso possiamo mangiarlo per trarre il massimo in termini di apporti nutrizionali?
Tonno nella storia
E’ una delle specie più pescate al mondo, un tempo costituiva la normalità in molti mari temperati ma proprio la pesca intensiva ne ha ridotto di molto la presenza sia nelle acque del Mediterraneo ma anche in svariate sezioni del mondo. Il tonno come specie è sufficientemente conosciuta ed adattiva che fa parte del contesto della variante Sgombridae.
Diversificato in varie categorie, il tonno è da sempre apprezzato in cucina per la facilità di sezionatura e preparazione, in quanto buona parte di questo pesce è commestibile. E’ un animale a sangue caldo costituito da una profonda ed intensa muscolatura, molto apprezzata in gastronomia, a partire dalla ventresca (la parte più nobile) fino al filetto.
E’ tra le non numerosissime specie di pesce a sangue caldo che non è disposto di vescica natatoria, una forma di elemento che permette alle altre specie di pesci marini di restare a diverse profondità: la muscolatura importante del tonno infatti è la conseguenza di una vita trascorsa a nuotare anche per mantenere una buona “quota”.
Impatto sulla salute
Rientra nella categoria del pesce azzurro, una categoria vasta di elementi ittici da integrare con regolarità nella nostra dieta, che sono anche riscontrabili con facilità. Il tonno dispone di numerosi elementi essendo costituito da proteine altamente biodisponibili, spiccano poi i grassi buoni, poco calorici e molto facili da integrare, che impattano sia sulla salute e benessere del cervello quanto quella dell’apparato cardiocircolatorio.
La buona presenza di sali minerali, dal fosforo al selenio lo rendono un eccellente cibo sia crudo sia cotto, e nei vari tagli. Interessante l’assenza di carboidrati e di elementi che fanno aumentare il colesterolo (che non è presente) risultando compatibile quindi anche con i regimi alimentari di persone iperglicemiche e con ipercolesterolemia.
Ha un ottimo impatto per la costituzione ed il rinnovamento di muscoli e tessuti ma anche per la salute del cuore: la presenza di grassi è prevalentemente costituita da quelli insaturi (che sono quelli “buoni”) garantiscono una difesa efficace dalle tipiche malattie che riguardano questo ambito in particolare, fonte di numerosi problemi.
Il tonno in scatola fa male?
Gode di molto minore impatto positivo il tonno in scatola che spesso viene considerato la varietà “meno salutare” del tonno. Sicuramente conviene scindere la quantità di tonno fresco da quello in scatola, nel primo caso possiamo aumentare l’ammontare nella nostra dieta, ma il tonno in scatola nelle giuste quantità non è meno salutare di quello fresco.
Essendo cotto prevalentemente al vapore, mantiene le proprietà organolettiche evidenziate, anche nell’apporto di vitamine, oltre che nei minerali, per questo un etto di tonno ad esempio non fa “meno bene” di quello fresco. La differenza è portata nella presenza di alcuni elementi aggiunti nello scatolame come il sale che va considerato come un elemento da limitare.
Il sale infatti ha una forte capacità di conservare il prodotto al meglio ma fa aumentare la pressione sanguigna, il nostro corpo infatti riesce a gestirne solo quantità non eccessive. Ma come detto, il tonno in scatola non “fa male”, basta saperlo scegliere di buona qualità controllando la provenienza ed integrandolo non più spesso di una settimana.
Quanto spesso?
In generale il tonno rientra tra il pesce da consigliare anche per un apporto fino a 3 volte a settimana, non essendo infatti in grado di risultare impattante sulla linea, anzi le sue carni sono molto digeribili ed assimilabili, diversamente dal tonno in scatola che come evidenziato va limitato maggiormente per la presenza di sodio.
Il tonno è generalmente abbastanza sicuro dalla presenza di metalli pesanti anche se è impossibile non riscontrarne in senso assoluto: la prevalenza di mercurio, nello specifico metilmercurio al suo interno è maggiore nei pesci di maggiori dimensioni, restando nelle quantità consigliate la quantità resta nei limiti del gestibile, per un organismo sano.