Potare l’albicocco, operazione da portare a termine a cadenza regolare, a seconda del periodo ed il clima ma allo stesso modo con cura e dovizia, evitando eccessi di ogni tipo. “Quando” è la parola chiave ma non è l’unica cosa da tenere conto di una pianta produttiva tra le più comuni non solo nelle coltivazioni ma anche in molti giardini.
Apprezzato per la forma e le caratteristiche solide, l’albero dell’albicocco può sopravvivere a molte condizioni selvatiche, non necessitando per forza attenzioni certosine. Ma se è intenzione del proprietario del terreno o del giardino preservarne l’aspetto e la produttività, è importante sviluppare qualche cura nei confronti di questo albero da frutta.
Come altre piante della stessa famiglia (dal punto di vista botanico), l’albicocco è il risultato di una serie di selezioni che arrivano da lontano, ed è una specie totalmente adattata al nostro clima mediterraneo. Nonostante questo può avere vari nemici naturali, la potatura è un metodo essenziale per preservarne la salute oltre che per regolamentare la fruttificazione.
Origini dell’albicocco
L’albicocco è un albero che fa parte della famiglia Rosacee, la medesima, molto ampia forma di gruppo nella quale sono costituite specie simili ma comunque differenti come il pruno, il mandorlo e ovviamente il pesco, che spesso viene anche scambiato per forma e qualità dei frutti proprio all’albicocco, con queste specie condivide i frutti che dispongono di un grosso seme al centro.
Albero dalle foglie larghe ed ha origini probabilmente asiatiche, dalla Cina continentale, mentre forme di alberi coltivati dalla specie umana risalgono comunque ad almeno un millennio e mezzo fa, come risulta evidente da fonti, corrispondenti alla zona del Caucaso. Successivamente l’albicocco è stata importata con successo in Europa occidentale e nelle Americhe.
Può essere costituito da cespugli di pochi metri di altezza ma anche alberi che possono superare i 7 metri, specie che è molto apprezzata anche per i fiori che sviluppa dal colore rosa pallido. L’albicocco segue una natura abbastanza precisa che porta la specie a fiorire e fruttificare in momenti distinti, condizione da ricordare quando bisogna potare.
Interventi
Come altre Rosacee infatti l’albicocco va potato come periodo di tempo abbastanza “distante” da quello della fioritura e produzione dei fiori, rispetto però ad altre piante da frutto teme i mesi freddi quindi bisogna al tempo stesso evitare di farlo durante il pieno inverno, in particolare durante le gelate che possono essere fatali.
Scegliere il quando potare è indispensabile: generalmente alcune settimane dopo la fine della crescita dei frutti, quindi dalla 2° metà di settembre oppure decidere di farlo almeno un mese prima dell’inizio della primavera, in quanto in poche settimane inizieranno o svilupparsi i fiori, che ovviamente anticipano in ordine di tempo i frutti.
Questa è la potatura sicuramente più importante sia per la salute ma anche per la produzione delle albicocche. La pianta può essere portata alla produzione di frutti in modo più importante, senza per questo perdere una forma di energia produttiva. Attenzione perchè esistono vari ambiti di potatura, come quella di produzione e quella di formazione.
Potatura di formazione e produzione
Nei primi anni di vita, almeno fino al 3° o 4° anno l’albicocco non produce frutti ed è in uno stadio “giovanile”. Le potature devono essere quindi soprattutto legate a dare una giusta forma di equilibrio alla struttura, senza sbilanciarla ed evitando di potare troppo nelle aree esposte alla luce ma neanche troppo poco, questo ridurrebbe la quantità di raggi solari in arrivo.
La potatura di produzione invece deve essere orientata a sviluppare degli interventi mirati, portati a dare vitalità alla pianta in vista della primavera, ma deve essere anche qualcosa di “liberatorio” per l’albicocco che può essere privato dei rami più orizzontali, quelli di forma irregolare così come quelli troppo sottili e di fatto non produttivi che vanno a togliere energia produttiva alla pianta.
Nei primi anni di vita si può anche torcere leggermente i rami quando sono ancora verdi, in modo che lo sviluppo possa configurarsi perlopiù sulla posizione orizzontale, andando ovviamente verso l’esterno. I tagli devono essere sempre ben ponderati e concepiti in modo tale da non modificare la struttura della pianta.
Consigli di potatura
La posizione dei rami e la prevalenza dei tagli come detto devono seguire il concetto di ramo che va verso l’alto, quindi la crescita dei frutti è più lenta nei rami che procedono verso il basso o che vanno in orizzontale. Dovendo cimare e sfoltire quindi bisogna dare precedenza proprio ai rami che sono effettivamente di forma non verticale.
I tagli devono essere sviluppati in punti abbastanza precisi, prima delle ramificazioni, così da dare alla pianta l’energia e la capacità di rigenerarsi il giusto, nelle tempistiche più brevi possibili. Ogni taglio deve essere sviluppato in modo non perpendicolare, ma in diagonale, verso il basso così che la pioggia non possa accumularsi sulla zona tagliata.