Sognava la pensione da anni: quando è arrivata ha scoperto un’opportunità ancora più grande

Andare in pensione è il sogno di tutti i lavoratori, che, dopo aver trascorso gran parte della loro vita a lavorare duramente dedicando troppo poco tempo a se stessi, sperano un giorno di potersi finalmente concedere un po’ di tranquillità, lontano dalla fretta e dal tran tran quotidiano e dagli obblighi.

Ma oggi è davvero possibile continuare a sognare quel giorno in cui, dopo avere tanto faticato, avremo a nostra disposizione finalmente qualche momento da dedicare a noi stessi e alla nostra felicità? Diciamo che le soluzioni ci sono, ma bisogna pur capire come affrontare le cose e trovare ciò che è il modo migliore per ognuno noi.

Proviamo a trovare quindi quello sbocco sicuro che ci conduce a vedere le cose in modo migliore, senza le sfide di tutti i giorni, intraprendendo un percorso completo e facile da seguire, mentre raggiungiamo facilmente il traguardo del pensionamento, senza trovarci all’improvviso sopraffatti da sorprese e rinunce di varia natura.

Andare in pensione senza perdere nulla

Quello che prima di ogni altra cosa alla fine davvero ci interessa è arrivare alla pensione potendo godere di tutti i benefici che le sono collegati, e quindi senza che ci sia mai il reale rischio di perdere qualcosa, nemmeno un centesimo di euro. Se ci pensi del resto proprio questo è il motivo per cui molti si preoccuupano.

Infatti, è frequente che dopo avere fatto una prima valutazione del possibile pensionamento, ci si addentri un oceano di difficoltà portando il malcapitato, che non ha ricevuto le corrette indicazioni mi viene anche da pensare, a scoraggiarsi e a rinunciare all’idea della pensione, perché è chiaro che perdere anche solo un euro è una cosa che non va assolutamente pensata.

Andare in pensione per questo senza essere penalizzati è quello che importa in sostanza, e oggi per riuscirci dobbiamo anche fare in modo di essere preparati a farlo con consapevolezza. Spesso si pensa infatti che basti raggiungere l’età anagrafica giusta, oppure intraprendere una strada che ci porterà a perdere qualcosa. Ma ti posso assicurare che non è così.

I requisiti per andare il pensione

Proviamo ad analizzare per prima cosa la pensione di vecchiaia. Si tratta di quella più conosciuta che mette insieme due indicatori di precisione: da un lato ci sono gli anni di servizio e dall’altro lato invece l’età anagrafica. I requisiti fondamentali in tal senso ci dicono che per andare in pensione con la pensione di vecchiaia occorre che tu abbia compiti almeno 67 anni di età e che tu abbia anche maturato 20 anni di servizio, come minimo

In questo senso, sia lavoratori pubblici che lavoratori privati possono provare a farsi fare una prima simulazione, magari rivolgendosi a un patronato o un CAF dove poter ricevere tutte le indicazioni precise e capire se è effettivamente fattibile per loro rientrare in questo particolare modalità di pensionamento, che sembra essere oggi la più certa.

Tra i requisiti tuttavia ricordati che ce n’è uno in particolar modo che deve essere presente, ovvero deve essere dichiarato che chi richiede di andare in pensione con questa modalità abbiamo versato i contributi prima del 1966, in riferimento però a chi ha carriere miste o versamenti in casse diverse.

E se voglio andare in pensione prima?

Non temere: se il tuo desiderio è poter andare in pensione prima di questo calcolo nello specifico, che, ci tengo a ricordarlo, come dati presenta quelli riportati come base di partenza, è chiaro che puoi anche farlo, perché esistono altre modalità. Tra le più accreditate, al momento, troviamo la pensione anticipata, quella che richiede per gli uomini 42 anni e 10 mesi di contributi, per le donne 41 anni e 10 mesi di contributi.

L’unica pecca di questo sistema consiste proprio nella valorizzazione dei contributi. Sarebbe infatti ridicolo aver iniziato giovanissimi a lavorare ed essere costretti a rimanere ancorati al lavoro perché non si è ancora raggiunta l’età anagrafica. Ma comunque, chi esce con questa opzione, dovrà in ogni caso aspettare 3 mesi prima di ricevere il suo primo assegno di pensionamento.

Esistono poi 2 novità: la prima ha a che vedere con Quota 103, che permette di andare in pensione a 62 anni di età e 41 anni di contributi, con alcune limitazioni economiche di mezzo; oppure abbiamo anche l’Opzione Donna, che valorizza tutte le donne con almeno 35 anni di contributi e 61 anni di età: possono andare in pensione, ma valutando ovviamente una netta perdita economica nell’assegno.

Valuta tutto quello che devi integrare

Il motivo per cui ti viene sempre consigliato di rivolgerti a un patronato o a un CAF è molto semplice: c’è proprio l’esigenza di avere chiaro tutto e per tutto, senza incorrere in nessun errore, come quello di non calcolare nel dettaglio tutti i contributi versati, anche se riguardano enti diversi.

Bisogna stare attenti a questo che è l’errore comune, perché si rischia davvero di ritardare la pensione, ma anche di perdere dal punto di vista economica importanti guadagni che potrebbero conseguire chiaramente al raggiungimento della tanto desiderata pensione. Consulta un esperto e prova con una prima valutazione, per poter decidere poi con calma come agire.

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