Addio reddito d’inclusione: ecco cosa devi sapere

Il Reddito di inclusione detto anche assegno d’inclusione ritorna sulla bocca di molti, in quanto una analisi ha portato esplicitamente una efficacia minore rispetto ai precedenti provvedimenti attivi dallo stato per contrastare le diseguaglianze sociali e quindi economiche. Tuttavia statisticamente l’Assegno d’inclusione è stato anche considerato “più facile” da “perdere”.

E’ una forma sostitutiva di supporto economico, come detto per le fasce di popolazione mediamente dal reddito medio basso e che soffrono di alcune problematiche, evidenziate in un calcolo che tiene conto attraverso una scala di equivalenza e di maggiorazione, un po’ come è stato per il reddito di Cittadinanza.

Il reddito di Inclusione costittuisce una forma quindi sostitutiva di quest’ultima forma anche se dati alla mano, secondo l’Istat, non è stato in grado di farlo in modo adeguato. Confermato anche per il 2025, con alcune piccole modiche atte ad ampliare il contesto degli utilizzatori. Il reddito di inclusione si rivolge presso una utenza abbastanza ampia ma può essere anche “perso” in casi specifici.

Cos’è il reddito di Inclusione

La nascita del reddito di inclusione ha costituto una forma sostitutiva del reddito di Cittadinanza, concepito come vero e proprio elemento molto criticato da parte dell’attuale esecutivo che ha di fatto scelto per la sostituzione del RdC, con questa forma sensibilmente diversa, infatti il concetto alla base è stato lo stesso con alcune differenze.

Il Reddito di inclusione ha preso il posto del Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024 ed è andato da subito a legarsi al supporto per la formazione ed il lavoro, che serve a sviluppare una integrazione o reintegrazione con il contesto concepito per i disoccupati. Il Reddito di Inclusione infatti ricalca il predecessore ma non è rivolto esclusivamente ai disoccupati.

Nella sua attuale formula infatti viene considerato un elemento dal reddito che dipende da vari fattori, che non può essere per legge inferiore a 480 euro annui, ma che in condizioni di reddito sotto certe soglie può arrivare fino a circa 700 euro mensili, in casi però specifici. Come vedremo, ha un bacino di utenza abbastanza ampio e diversificato.

Chi può ottenerlo

Possono richiederlo i cittadini di un contesto domiciliare italiani o che sia cittadino europeo (deve esserlo alternativamente un familiare) con tanto di permesso di soggiorno definitivo e deve essere residente in Italia per almeno 5 anni continuativi. Nel reddito, quindi anche nel nucleo familiare devono essere presenti almeno un disabile, un over 60 o un minorenne o anche una persona in condizione di svantaggio economico.

Quest’ultimo deve essere inserito ufficialmente in una forma di supporto o programma di cura e assistenza. Sussistono delle forme di limitazioni legate all’ISEE che sono state leggermente aumentate con il 2025 a 10.140 euro mentre è stato aumentato da 6000 a 6500 il limite legato al reddito familiare, che in casi specifici aumenta ancora.

Se infatti sono presenti tutti over 67 oppure over 67, disabili e persone in condizione di emergenza questa soglia aumenta fino a 8,190 euro. In caso di affitto il Reddito di Inclusione può essere qualcosa di aggiuntivo nella formula principale. Sono presenti anche altre tipologie di limitazioni legate al valore della casa (max 150 mila euro) ed auto che non devono superare 1600 cc di cilindrata o veicoli a due ruote fino a 250 cc.

Chi può perderlo?

L’assegno di Inclusione è una misura a scadenza che dura 18 mesi, però può essere prorogata per altri 12 mesi, se si mantengono i requisiti evidenziati poc’anzi. Il diritto viene perso in caso di non presentazione della richiesta di un ISEE aggiornato entro i primi mesi dell’anno nuovo, attraverso la DSU, la dichiarazione sostitutiva.

Allo stesso modo il diritto può decadere se sono evidenziate alcune modifiche presenti nel nucleo familiare, oppure se sussistono reati di contesti specifici, se si è sottoposti ad una forma di attuazione presso servizi sociali, in caso di reati in via definitiva, se sono riscontrate delle informazioni false presso la comunicazione dei propri dati personali.

L’Assegno di inclusione è compatibile con altre forme di assistenza / supporto come la disoccupazione di tipo NASPI e quella Agricola ed anche nei confronti della presenza dell’Assegno Unico per famiglie, che da alcuni anni ha preso il posto dei vecchi assegni familiari in caso di contesto familiare con la presenza di figli.

Gli ultimi dati

Come evidenziato dall’ISTAT poco più del 3 % delle persone che avevano diritto al Reddito di Cittadinanza ed oggi percepiscono o hanno percepito quello di inclusione hanno riscontrato una minore copertura in termini economici, con oltre 850 mila famiglie che anche dati alla mano sono più “povere” mentre circa 100 mila hanno percepito o percepiscono un reddito più sostanzioso.

Il reddito di inclusione avvantaggia economicamente i nuclei familiari compatibili che però presentano almeno un elemento che è attualmente non disoccupato. Una maggior attuazione di metodi più vantaggiosi per i disoccupati infatti rapprsentava il concetto nevralgico del supporto in termini di obiettivo. L’ADI potrà però nuovamente cambiare in futuro, con nuove necessità.

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